
Immagina di poter rendere motori, razzi e semiconduttori più sicuri, durevoli e resistenti al calore estremo. È esattamente quello che ha fatto un team di ricercatori del Virginia Tech, che ha sviluppato un nuovo tipo di lubrificante solido capace di ridurre l’attrito anche a temperature a cui i materiali tradizionali semplicemente non sopravvivono.
Un passo avanti nella lubrificazione solida
Di solito, quando un macchinario raggiunge temperature altissime, i lubrificanti solidi come la grafite si deteriorano e smettono di funzionare. Ma questa nuova scoperta cambia le carte in tavola: il lubrificante sviluppato dai ricercatori del Virginia Tech rimane efficace ben oltre i limiti dei prodotti esistenti.
“Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo in cui progettiamo i materiali per i motori ad alte prestazioni, allungandone la vita e migliorandone l’efficienza anche in condizioni estreme”, spiega Rebecca Cai, docente di ingegneria dei materiali e tra gli autori dello studio.
Perché questa scoperta è così importante?
Oggi esistono solo una ventina di lubrificanti solidi, ma la maggior parte non resiste a temperature superiori ai 600°C (o 1.000°F). Eppure, un lubrificante efficace a quelle temperature potrebbe fare una differenza enorme: ad esempio, allungare la vita operativa di un motore a reazione e far risparmiare milioni di dollari. Per dare un’idea, nel 2023 l’attrito e l’usura hanno causato perdite economiche negli Stati Uniti per oltre un trilione di dollari, pari al 5% del PIL.
Come funziona?
Il segreto di questa nuova tecnologia sta negli ossidi di spinello, una particolare classe di minerali che, se utilizzati nel modo giusto, creano un rivestimento che si auto-lubrifica. In pratica, questi ossidi formano uno strato protettivo sulla superficie del metallo che impedisce l’usura anche a temperature altissime.
I ricercatori hanno utilizzato supercomputer per prevedere quali tipi di ossidi sarebbero stati più efficaci, e poi hanno testato le loro teorie modificando la superficie metallica per far sì che si formassero gli strati protettivi. Il risultato? Un lubrificante che resiste a condizioni estreme molto meglio di quelli utilizzati finora.
Un lavoro di squadra
Lo studio è stato possibile grazie alla collaborazione di diverse università:
- L’Università della Florida ha analizzato le strutture cristalline dei materiali con una speciale microscopia elettronica.
- Jackson State ha fornito i campioni di metalli.
- L’Arizona State ha supportato i calcoli e i finanziamenti.
- L’Iowa State ha simulato le proprietà meccaniche dei materiali.
- Il Nebraska-Lincoln ha condotto test ad alta temperatura.
- Il Virginia Tech, oltre a guidare l’intero progetto, ha sviluppato i test di attrito e usura e analizzato la resistenza dei materiali.
Questa scoperta potrebbe davvero cambiare il futuro di molte industrie, dai motori aerospaziali ai componenti elettronici. Un piccolo strato di ossido potrebbe fare la differenza tra un macchinario che si logora velocemente e uno che dura anni in più. E questo, in un mondo in cui ogni risorsa conta, è un passo avanti enorme.